Violetta e il niqab

Certo, l’immagine di quella donna in niqab all’Opéra Bastille di Parigi, mentre Violetta aveva appena finito di cantare “sempre libera degg’io / Folleggiar di gioia in gioia…”, sembrava una pura incursione di medioevo islamico nella scintillante cultura occidentale.
11 AGO 20
Immagine di Violetta e il niqab
Certo, l’immagine di quella donna in niqab all’Opéra Bastille di Parigi, mentre Violetta aveva appena finito di cantare “sempre libera degg’io / Folleggiar di gioia in gioia…”, sembrava una pura incursione di medioevo islamico nella scintillante cultura occidentale. A Isfahan, in Iran, ieri i khomeinisti hanno sfigurato delle donne perché non portavano il velo in maniera corretta. Il velo è simbolo di pudore, ma anche di oppressione. La protesta dei coristi e la cacciata per quel velo aveva però un sapore ipocrita e intollerante. Ha ragione l’intellettuale americano Peter Berkowitz quando scrive che la laïcité francese è un assurdo ideologico, una distopia secolarista, una religione del silenzio che incatena la libertà religiosa, dove si “disattivano” le chiese e i prefetti tengono sotto osservazione i gruppi sospetti di “patologia religiosa”, ovvero musulmani, ebrei ortodossi e cattolici militanti. E’ un vecchio retaggio giacobino, come quando alla fine del XVIII secolo gli illuministi sfondavano le porte dei conventi di clausura e ingiungevano alle monache: “Uscite, e invece di ali angeliche indossate il paracadute della nazione”.
Sul rapporto fra esseri umani e religione si è consumato uno scisma nel liberalismo occidentale che risale alle due rivoluzioni fondatrici. A Parigi, i rivoluzionari di Robespierre odiavano Dio, mentre i Padri fondatori del Mayflower in America separarono la chiesa dallo stato per proteggere la prima dal secondo. “Under that God”, sotto quel Dio, gli americani misero la nazione e la rivoluzione. Per proteggerla. La Francia è l’opposto, e in nessun altro paese democratico tranne che a Parigi ci si pone l’obiettivo dell’adesione dei cittadini alla laicità. Ma oltre che intollerante, l’assimilazionismo laico francese non funziona e genera fanatismo islamico. Lo si vede dal numero di ghetti nelle banlieue. Lo si vede dal numero di francesi che segano teste in Siria e Iraq. E’ vero, funziona male anche il modello inglese, dove nel comunitarismo sono fermentate cento corti della sharia. Eppure, dal corto circuito dell’arbitrio teocratico non si esce con l’arbitrio dell’esclusione secolarista.